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2. Belli, Giuseppe Gioacchino. Carteggio. Insieme di 25 lettere per un totale di 58 pp. integralmente autografe, ad eccezione solo di una sottoscritta, indirizzate da Giuseppe G. Belli a Girolamo Calvi, perlopiù inviate da Roma tra il 12 maggio 1827 e il 27 giugno 1850; unite, 8 lettere di Calvi a Belli.

est. €15000 – €25000

Fitta corrispondenza INEDITA tra il più illustre poeta dialettale romano e il pittore Girolamo Luigi Calvi (Milano, 1791 – Milano, 1872), celebre storico dell'arte, pittore e scrittore italiano. L’insieme delinea una profonda e sentita amicizia tra i due intellettuali coetanei, riflesso dell’intenso scambio culturale che si svolgeva in quegli anni tra Roma e Milano. Alcuni stralci esemplificativi, da alcune missive:
Lettera n.2 del 24 aprile 1829:
“Cosa fai? Dipingi? Componi libri?…Io animalizzo, per dirla alla chimica, e non più.”
Nella lettera n.3 dell’8 febbraio 1831, Belli chiede notizia circa la completezza della Biblioteca del Bettoni, perché gira voce che molte opere in essa contenute siano scomplete. Più avanti “Ora la testa mi vaneggia non poco. Passa la vita, figurati poi se non i diversi periodi di essa! Bene o male si succedono come il giorno e la notte: però con la proporzione invernale."
Nella lettera 7 del 14 ottobre 1834 dà conto dell’effervescente vita romana, ma senza denigrare quella milanese:
“Il Principe Borghese dà molte feste al popolo nella sua Villa, che ogni giorno va ampliando e adornando, dimodoché è divenuta vastissima e elegantissima. Il Concorso vi è estremo. Ma la tua bella Milano non ha nulla da invidiare a Roma in fatto di diletti.”
E nella stessa lettera trascrive un divertente sonetto inedito dal titolo Per famosa cantatrice.
La corrispondenza è fitta di riferimenti ad accadimenti personali e culturali. Si discute di articoli usciti sull'Ape Italiana, di interventi idraulici effettuati al corso dell'Aniene, dei rischi del Cholera in giro per l'Italia, dei romanzi usciti, delle piece teatrali e di importanti attrici e cantanti che calcano le scene, a Roma come a Milano, Firenze e Perugia. La lettera n.16 del 2 maggio 1839 è forse la più drammatica dell’intero epistolario. Belli lamenta il suo stato d'animo, ormai tristissimo dopo gli avvenimenti del 1837: "Isolato, infermiccio, alla direzione di un patrimonio sfracellato, non ho più né mente né tempo fuorché per deplorare la mia svanita prosperità. Ignaro tu degli avvenimenti che mi colpirono…m'incarichi di darti notizia della mia famiglia e di salutarti mia moglie. Io non ho più famiglia, mio buono amico, e te lo scrivo piangendo. La mia povera Marianna è morta. (…) Mio figlio è ancora in Collegio a Perugia ed io vivo solo e tristissimo (…)." Nella lettera 19 del 6 maggio 1847 affronta i suoi rapporti con l'Accademia Tiberina, sulla cui carta intestata scrive il 27 giugno 1850 in veste di Presidente della suddetta accademia.
Un insieme ricco, variegato, inedito, tutto insomma da studiare per recuperare nell’inedita corrispondenza belliana il clima di quegli anni.

Sold for €18600
Sale ROMA-28, 27th October 2009


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